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Vi racconto la storia di questo angolo di paradiso a due passi da verona

Ed eccoci qua alle prese con il primo articolo di questo blog al quale affiderò il compito di raccontarvi Cà Giulietta

Ed eccoci qua alle prese con il primo articolo di questo blog al quale affiderò il compito di raccontarvi Cà Giulietta in una maniera decisamente non convenzionale ma secondo me fondamentale per farvi sentire a casa anche da lontano. Cominciamo dall’inizio: la strada che mi ha portato a realizzare l’agriturismo Cà Giulietta è stata lunga, per niente facile ma piena di soddisfazioni. Dimenticavo: io sono Piergiorgio, il “padrone di casa” e colui che vi darà il benvenuto una volta arrivati a Cà Giulietta. In questo primo post, vorrei raccontarvi cosa mi ha spinto a cimentarmi in questa avventura chiamata “Cà Giulietta”.

Sono nato alla fine degli anni ‘60, i famosi anni ‘60 che hanno preceduto i tormentati anni ‘70 e che hanno segnato in maniera indelebile la mia vita e la storia d’Italia. I miei genitori sono proprietari di terreni a Sommacampagna un piccolo comune in provincia di Verona, un bel posto in cui vivere e lavorare. Il paese è in collina, vicino alla città di Verona e poco distante dal lago di Garda. La mia infanzia è filata via veloce: scuole elementari e medie nel paese, poi la scelta di continuare gli studi in ambito agrario. Scelta quasi obbligata attraverso la quale acquisire le competenze necessarie portare avanti l’azienda di famiglia. Dopo poco, abbandonai gli studi per iniziare a lavorare. Negli anni seguenti, alternai il lavoro a vari corsi di formazione e poco più che ventenne iniziai una nuova attività lavorativa in tutt’altro settore. Naturalmente, nei giorni liberi e soprattutto nei mesi estivi contribuivo al lavoro nei campi, alla raccolta e al confezionamento delle pesche e delle nettarine ma anche all’allevamento di vacche da latte.

Il susseguirsi delle stagioni e i vari cambi di indirizzo agricolo ci portarono poi ad abbandonare il settore zootecnico e incrementare la produzione di alberi da frutto, aggiungendo una piccola piantagione di kiwi. Il mercato però si modificava in maniera così veloce che l’azienda faceva fatica a stare al passo con i tempi. Fu così che, quasi per caso, decidemmo di guardare a nuove forme di diversificazione e produrre qualcosa di alternativo per mantenere e tramandare un patrimonio creato in tanti anni di lavoro e sacrifici.

Il primo passo fu quello di frequentare un corso di formazione per l’attività agrituristica. Io ai tempi non avevo i requisiti quindi andai in veste di accompagnatore insieme a mio padre. Il primo mattoncino era messo ma la strada molto lunga e in salita.

L’idea era di aprire un agriturismo in una corte agricola in cui erano presenti abitazioni e manufatti adibiti a deposito fieno e derrate alimentari. Tra l’altro, proprio lì era presente la casa dove era nato mio padre, di fronte un porticato con adiacente una piccola stalla per il cavallo, circondata da gelsi centenari e tanti ricordi d’infanzia. In quella casa, da piccolo andavo giornalmente. Ci abitava la nonna Maria e leggenda vuole che a due anni e mezzo con il triciclo rosso percorsi da casa mia per circa un chilometro la strada interna sterrata per andare dalla nonna in questo magnifico luogo.

Insomma, l’idea c’era e la location anche. Dopo il primo corso mi iscrissi nuovamente ad un istituto ad indirizzo agrario. C’era da compensare una parte lasciata in sospeso e iniziare un nuovo percorso di studi per non rimanere indietro. Nel frattempo, in parallelo agli studi l’idea misi in pratica l’idea di realizzare la struttura ricettiva dei miei sogni. Il primo progetto venne messo a punto da un geometra del paese amico di famiglia ma purtroppo non corrispondeva alla mia idea. Non mi persi d’animo e un sabato pomeriggio di primavera, fissai l’appuntamento nella casa-studio di un amico architetto. Ci conoscevamo dai tempi delle elementari, dopo le scuole entrambi abbiamo intrapreso altre strade e ci siamo persi di vista.

Mi accolse in maniera gentile e rilassata. Parlammo. Anzi, io parlai e lui ascoltò. In quel preciso istante, nacque la giusta alchimia e riuscimmo a gettare le basi per realizzare una struttura fuori dalla configurazione storica, alternando elementi di tradizione con altri di rigore senza ripercorrere falsi storici. Mi fidai subito e ci mettemmo al lavoro.

“Vieni Piergiorgio, il disegno è pronto!”, mi disse un giorno. E in quel momento vi confido che la trepidazione e l’ansia mi assalirono. Non sapevo cosa aspettarmi. Il risultato andò oltre le aspettative. E oltre a me convinse tutta la mia famiglia. Mi misi subito all’opera per creare la squadra per realizzare la struttura. Misi insieme i migliori artigiani che si adoperarono per creare le camere grandi spaziose, illuminate dalla luce naturale, dotate di bagni con finestra e una grande doccia. Un lavoro da professionisti.

Poi si passò all’arredamento e non potevo accontentarmi certo di un mobilificio qualunque. Una notte, passai in rassegna tutti i feed di Google usciti cercando parole come “mobili naturali”, “mobili in legno non trattato”, “aroma terapia” e alle prime luci dell’alba uscì lei, la falegnameria artigianale sul Renon che ha consentito a Cà Giulietta di essere quella che oggi conoscete. Andare sull’altopiano del Renon è sempre un momento di felicità: ciliegi in fiori e montagne innevate, la cura del paesaggio, l’aria incontaminata sono un valore aggiunto che oggi caratterizza Cà Giulietta in maniera inequivocabile. Il falegname mi portò del legno di larice e pino cembro. Lo sorreggeva come un bambino, aveva modi lenti e riflessivi, mi parlò del legno, mi fece toccare le superfici, mi fece annusare la resina e capii all’istante che avevo trovato esattamente quello che cercavo.

Siamo in dirittura d’arrivo: nel corso degli anni ci sono stati alcuni ritardi, l’Italia e il mondo intero entrarono in recessione, le banche in estrema difficoltà non finanziavano se non a tassi difficilmente accessibili. Gli amici mi dicevano: “ora che c’è la crisi apri?”, “sei sicuro di quello che fai?”.  Ma se c’era una cosa di cui ero certo era che la cosa da fare era aprire Cà Giulietta. E così è stato.

Il 21 marzo 2012 l’agriturismo Cà Giulietta aprì i battenti. Da quel giorno, siamo qua per voi.

E post dopo post imparerete a conoscerci, amarci e non vedrete l’ora di scoprire la magica atmosfera che c’è da queste parti.

Al prossimo articolo!

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